Roma sparita

15 novembre 2016

Quando il Tevere scorreva libero dentro Roma


Solo poco più di 100 anni fa il Tevere scorreva dentro Roma provocando spesso pericolose inondazioni.
Periodicamente, il fiume rompeva gli argini e allagava le zone basse, in particolare il Campo Marzio, la valle del Circo Massimo e quella del Foro Romano. In tutte le epoche passate questo problemi si è ripetuto senza soluzione.
Ed era proprio un disastro: le acque in piena infatti provocavano morti, crolli di edifici, seguite, in fase di ritiro, da fango e melma stagnanti, causa anche di gravi epidemie, in particolare di tifo. 
Il Lungotevere 
Oggi sembra impossibile, perchè i lungotevere sono poco vissuti dai romani, in quanto intasati dal traffico. 
Ma ancora alla fine dell' 800  e continuando fino agli  anni '20 del '900, lungo le sue sponde era tutto un brulicare di vita, che si svolgeva proprio lì intorno ai due porti più importanti Ripa Grande e Ripetta
Il Tevere  come via di comunicazione ubicata proprio in mezzo alla città era troppo importante per il suo l'approvvigionamento e perciò
richiedeva un costante controllo e regolamentazione


Porto di Ripetta
La Presidenza dele ripe 
Già nei tempi antichi era stato istituito un Ufficio: la Presidenza delle Ripe.
Il compito principale di questa struttura era proprio quello di assicurare a Roma alcuni generi indispensabili quali combustibili, viveri di ogni tipomateriali edili e ogni sorte di altra merce..
Queste fondamentali funzioni implicavano la necessità di regolamentare il caotico traffico delle barche che arrivavano e partivano, dirimere le frequenti e violente liti fra i barcaioli, controllare il pagamento delle tasse e le licenze per salpare dai porti o attraccare (etc)...
E proprio perciò la Presidenza sviluppò tutta una serie di competenze amministrative, contabili e giudiziarie affidate ai suoi magistrati e ai giudici dei suoi tribunali.

Le inondazioni
Il “periodo nero” del Tevere può comunque essere fatto risalire dal 1450 al 1700 quando si verificarono una dozzina di piene eccezionali, con migliaia di morti, particolarmente rilevanti durante le celebrazioni dei Giubilei del 1475, del 1500 e del 1700 (con inondazione della Basilica di S. Paolo). 
In passato comunque l’alluvione più violenta rimase quella del 24 dicembre 1598, vigilia di Natale, quando addirittura a Piazza Navona (come ricordato da un’apposita lapide) le acque raggiunsero il livello di 5 metri ed al Pantheon di 6.
Proprio a causa delle inondazioni si cercò  di innalzare il livello del terreno in molte zone.  A testimonianza di tutto ciò ci sono le tante targhe che si trovano ancora oggi sui muri di edifici vicino al fiume  che indicano il livello raggiunto dall'acqua durante questi allagamentiNella sua storia plurimillenaria Roma ha dovuto fare i conti con il Tevere molte volte, in un rapporto che spesso ha oscillato tra odio ed amore. Grazie a suggestive vedute 
di grandi pittori, incisioni  e fotografie di varie epoche possiamo renderci conto della situazione dell'epoca e perciò possiamo rivivere la sua storia e impressionarci per le foto che mostrano piazza del Pantheon allagata.

I muraglioni
In quelle epoche lontane il fiume scorreva libero dentro Roma.  Questo grave problema è stato "risolto" solo alla fine del XIX secolodopo la terribile inondazione del 29 dicembre 1870. 
Lo Stato Italiano decise la costruzione di muraglioni lungo l'argine del fiume. Così tra il 1880 ed il 1890 iniziarono i lavori nel tratto tra il Ponte Margherita ed il Ponte Palatino. La loro costruzione proseguì ancora per trent’anni, fino al 1925, in tutto il territorio urbano della capitale, finalmente più sicura anche se non completamente immune. 
A. Pinelli, S.Maria
in Cappella (oggi scomparsa)
Questo intervento  non è avvenuto senza conseguenze
La costruzione dei muraglioni ha posto fine alle inondazioni, ma ha radicalmente cambiato il paesaggio fluviale, a causa di demolizioni o adeguamento di costruzioni monumentali poste lungo gli argini, e anche interventi sui ponti con aggiunta di arcate e rimaneggiamenti (vedi ponte Cestio e ponte Sant'Angelo).

Curiosando nei testi di Giggi Zanazzo
Si trova notizia circa la scomparsa di un bel palazzo, causata proprio dalla costruzione dei muraglioniNel rione Trastevere un tempo esisteva uno degli approdi sul fiume,  dove c'era forse il più famoso “giardino di delizie” della Roma seicentesca, immortalato in uno dei paesaggi di Gaspar van Wittel (il Vanvitelli) e descritto dalle guide del tempo come i “Bagni di Donna Olimpia”, la cognata di papa Innocenzo X popolarmente nota come persona avida di denaro e di potere. Era proprio un bel palazzo con un comodo giardino vicino vicino a santa Maria in Cappella, chiesetta ormai scomparsa.