Roma sparita

18 gennaio 2017

Roma sparita. Devozione popolare. La Madonna del parto


A Roma nella basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, tutti gli anni , ogni seconda domenica di ottobre, è festa grande: si celebra infatti la Madonna del Parto, venerata nella chiesa dal XIX secolo. 
La devozione è legata a una cinquecentesca statua di Maria con il Bambino Gesù sulle ginocchia, che si ammira all'inizio della navata centrale, a destra della porta principale della chiesa di S. Agostino, nella piazza omonima.
La statua romana di Agrippina
Ma non è stato sempre così!! A Roma sparita infatti questa celebre e veneratissima statua della «Madonna del Parto»  fu per lungo tempo considerata una statua classica, raffigurante «Agrippina che tiene in braccio il piccolo Nerone».
Come è stata possibile un simile errore, riportato anche all'inizio del '900 quando Giggi Zanazzo scrive la sua raccolta di Usi e costumi...?
Poiché la statua venne realizzata in stile classicheggiante, fu ritenuta per lungo tempo un'opera classica, tanto che la leggenda la identificò appunto nella madre di Nerone. E come si sa le leggende sono dure a morire!
Roma,
basilica di Sant''Agostino
Invece si tratta di una magnifica scultura in marmo di Jacopo Tatti (1470-1577), detto il Sansovino, che la eseguì tra gli anni 1516-1521 su commissione degli eredi del mercante Giovanni Francesco Martelli per ornarne la nicchia dell'altare posto sotto il loro patronato. 

La protettrice delle partorienti
Per decisione popolare, fin dagli inizi dell'Ottocento questa «Madonna col Bambino» (titolo originario dell'opera) venne considerata protettrice delle partorienti, tanto da assumere addirittura, sempre per volontà di popolo, la denominazione di Madonna del Parto. Da quel momento, questa statua fu (e continua ad essere) molto venerata dalle donne romane in dolce attesa. 
Va considerato che a Roma sparita, quando una donna doveva partorire si era ben lontani dalle odierne attenzioni mediche al parto e le donne erano sole davanti a tutti gli eventuali problemi che potevano presentarsi. 
Così, come spesso le comari romane consigliavano, ci si rivolgeva alla protezione della Madonna, e all'altra protettrice delle partorienti Sant'Anna, madre della Madonna. 
ex-voto
Venerazione della statua della Madonna in Sant'Agostino
Anche la statua della Madonna del parto, di cui ci stiamo occupando, era oggetto di straordinaria venerazione da parte delle donne romane. Per questo era meta di un pellegrinaggio continuo per pregare la Vergine e chiederne la protezione. E per grazia ricevuta, venivano donati i cosìdetti ex-voto più o meno preziosi, a seconda delle possibilità della richiedente.
Il culto di questa Madonna subì poi un ulteriore incremento. Nel 1822 papa Pio VII (1800-1823), come risulta dalla iscrizione posta nel basamento, concesse un' indulgenza a chi le avesse baciato il piede, che sporge in basso dall'ampio panneggio della Vergine.
E la pia consuetudine ebbe un tale successo che il piede di marmo divenne in breve tempo talmente consunto da rendere necessaria la sostituzione con un piede d'argento. 
G.G.Belli
La Madonna del parto in un sonetto di G.G.Belli  (vedi anche >>)
Proprio a questa statua il poeta romanesco Belli dedica un sonetto a tinte forti. 
Belli che era contrario ad ogni forma di superstizione, e qui denuncia quelli che ritiene cattivi esempi di superstizioni religiose dei suoi tempi. 
Il sonetto è intitolato La madonna tanto miracolosa
In questi versi c'è  la conferma della popolarità del culto di questa Madonna quando il poeta descrive, in rapidi tratti, l'immagine della folla che a forza di spinte e sgomitate si accalca per arrivare a toccare la statua. Ma non solo, la parte forte del sonetto è la denuncia del Belli contro la consuetudine di donare alla Madonna per grazia ricevuta oggetti preziosi.
Un orologio, una catena d'oro, un anello, un brillante, delle perle, altri oggetti di meno valore servivano a ringraziare la Madonna per un parto riuscito, per il concepimento di un figlio tanto atteso, per una malattia superata (etc.).
Belli va giù duro nel giudicare questi usi: i tanti oggetti portati da poveri e da ricchi  alla Madonna  del parto la trasformano addirittura in una... puttana
Si avete capito bene... Queste sono le parole di GG. Belli...

La madonna tanto miracolosa.
Oggi, a fforza de gómmiti e de spinte,
Ho ppotuto accostamme ar butteghino 1
De la Madonna de Sant'Agustino 2,
Cuella ch'Iddio je le dà ttutte vinte.

Tra ddu' spajjère 3 de grazzie 4 dipinte
Se ne sta a ssede 5  co Ggesù bbambino,
Co li su' bbravi orloggi ar borzellino,
E ccatene, e sscioccajje 6, e anelli e ccinte.

De bbrillanti e dde perle, eh ccià 7 l'apparto 8:
Tiè vvezzi, tiè smanijji, e ttiè ccollana:
E dde diademi sce 9 n'ha er terzo e 'r quarto.

Inzomma, accusì rricca e accusì cciana 10,
Cuella povera Vergine der Parto 11
Nun è ppiù una Madonna: è una puttana
.


Roma, 2 febbraio 1833
Note- 1 Far botteghino: far traffico. 2 Chiesa degli Agostiniani. 3 Spalliere. 4 Tavolette votive. 5 Sedere. 6 Lunghi e fragorosi pendenti d’oro da orecchie. Pare che venga dal francese chocailles. 7 Ci ha: ne ha. 8 Appalto. 9 Ce. 10 Vana per ricercatezza di vesti e di fregi. 11 Nome di quella Madonna, che è una statua. 

Versione. La madonna tanto miracolosa.

Oggi, a forza di gomitate e spinte, ho potuto accostarmi al botteghino della Madonna di sant'Agostino, quella a cui Dio le da tutte vinte. Tra due spalliere di tavolette votive dipinte sta seduta con Gesù bambino. Con i suoi bravi orologi nel borzellino, e catene e orecchini pendenti, e anelli e cinte. Di brillanti e di perle ha l'appalto: ha monili di genne, ha braccialetti, ha collane: e di diademi ne ha tre o quattro. Insomma è così ricca e volgare, quella povera Vergine del Parto che non è più una Madonna: è una puttana.